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Ha preso il debito nonostante abbia studiato?

Leggi questo prima di comprare un altro libro di grammatica

BI San Dona' di Piave
Postato il: 24/06/26
Tempo di lettura: 4 minuti, 54 secondi


Debito scolastico in inglese

Ha preso il debito nonostante abbia studiato? Leggi questo prima di comprare un altro libro di grammatica

Se tuo figlio ha studiato, fatto esercizi, magari anche ripetizioni, ma continua ad andare in tilt nelle verifiche di inglese, il problema potrebbe non essere la mancanza di studio. Potrebbe essere l’eccesso di controllo.

Il punto chiave: molti ragazzi non falliscono perché non sanno nulla. Falliscono perché, quando devono usare l’inglese, iniziano a controllare ogni parola, ogni regola, ogni eccezione. E il cervello va in sovraccarico.

La prima reazione dopo il debito

Tuo figlio ha preso il debito in inglese.

La prima reazione è quasi sempre la stessa.

“Deve studiare di più.”

Poi magari arrivano le ripetizioni.

Qualche esercizio in più. Qualche scheda. Qualche interrogazione simulata. Un po’ più di controllo.

Eppure eccoci qui. Stesso problema. Stessa preoccupazione. Stessa sensazione di frustrazione.

Prima di comprare l’ennesimo libro di grammatica, però, vale la pena farsi una domanda: siamo sicuri che il problema sia davvero che non ha studiato abbastanza?

Il problema potrebbe essere l’opposto

Quando incontriamo ragazzi che hanno preso il debito, raramente troviamo qualcuno che non abbia mai aperto libro.

Molto spesso troviamo l’opposto.

  • ragazzi che hanno studiato;
  • ragazzi che hanno fatto schemi;
  • ragazzi che hanno memorizzato vocaboli;
  • ragazzi che sanno spiegare le regole;
  • ragazzi che però, quando devono usarle, vanno in tilt.

E qui nasce il punto importante: forse tuo figlio non sta sbagliando perché sa troppo poco. Forse sta sbagliando perché sta cercando di controllare troppo.

Non sta usando l’inglese. Sta cercando di sorvegliarlo.

La prova che facciamo spesso

Durante i colloqui facciamo spesso un piccolo esperimento.

Prendiamo gli argomenti studiati durante l’anno: Present Simple, Past Simple, comparativi, superlativi, tempi verbali, regole varie.

Poi prendiamo una regola a caso e chiediamo:

“Me la spieghi?”

All’inizio c’è l’imbarazzo.

Lo sguardo di chi pensa: “Ecco. Adesso si accorge che non so niente.”

Poi però iniziano a parlare.

Magari con qualche imprecisione. Magari usando parole loro. Magari con un po’ di fatica.

Ma quasi sempre la spiegazione arriva.

Ed è qui che nasce la domanda: se le regole le sanno, se gli argomenti li conoscono, se le spiegazioni riescono a darle, perché durante la verifica sembra che qualcuno abbia staccato la corrente?

Immagina il telefono al 5%

Prova a metterti nei suoi panni.

Legge una frase. Deve scrivere una risposta.

Prima domanda mentale:

“Qual era quella parola?”

Parte la ricerca.

Scorre mentalmente decine di vocaboli studiati. Finalmente ne trova uno. Ma adesso deve verificare che sia quello giusto.

Poi arriva il verbo. Nuova ricerca. Nuovo controllo.

Poi la regola grammaticale. Altro controllo.

Poi l’eccezione. Poi il dubbio. Poi il confronto con la frase precedente.

È come avere cinquanta schede aperte contemporaneamente sul computer.

Ogni ricerca consuma energia.

Ogni dubbio consuma energia.

Ogni controllo consuma energia.

Alla fine della prima frase, quanta batteria credi che sia rimasta?

Il problema è che la verifica è appena iniziata. E subito parte un nuovo giro: nuovo vocabolo, nuova ricerca, nuovo controllo, nuovo dubbio, nuova perdita di energia.

La modalità controllo scarica la batteria

Ed è qui che molti ragazzi vanno in tilt.

Non perché siano pigri. Non perché siano svogliati. Non perché non abbiano studiato.

Ma perché cercano di ricordare tutto contemporaneamente:

  • ogni regola;
  • ogni eccezione;
  • ogni parola;
  • ogni traduzione;
  • ogni possibile errore.

Il cervello entra in modalità controllo. E quando sei in modalità controllo, diventa molto difficile essere fluido.

La paura di sbagliare peggiora tutto

A questo punto entra in gioco un altro elemento: la paura.

  • la paura di sbagliare;
  • la paura del brutto voto;
  • la paura dell’interrogazione;
  • la paura di fare una figuraccia;
  • la paura di essere giudicati.

Più aumenta la paura, più aumenta il controllo.

Più aumenta il controllo, più aumenta la confusione.

Più aumenta la confusione, più aumentano gli errori.

E più aumentano gli errori, più cresce la paura.

Ti sembra un circolo vizioso? Perché lo è.

Ecco perché un altro libro potrebbe non bastare

Attenzione: non sto dicendo che la grammatica non serva.

Serve.

Le regole servono. I vocaboli servono. Lo studio serve.

Ma se il problema fosse davvero soltanto la mancanza di regole, molti ragazzi non saprebbero nemmeno spiegartele.

E invece spesso le conoscono. Il problema è riuscire a usarle senza andare in sovraccarico.

Prima di riempire l’estate di esercizi, vale la pena capire:

  • se ci sono lacune reali;
  • se va in tilt sotto pressione;
  • se studia nel modo sbagliato;
  • se ha paura di sbagliare;
  • se è entrato in modalità controllo.

La buona notizia

Un debito non significa che tuo figlio non sia portato per l’inglese.

Molto spesso significa semplicemente che ha accumulato informazioni senza riuscire a trasformarle in uno strumento utilizzabile.

E questa è una buona notizia.

Perché un problema di metodo, di approccio e di fiducia si può correggere. Molto più facilmente di quanto pensi.

Tra “ha preso il debito” e “non è portato per l’inglese” c’è una differenza enorme. Capirla può essere il primo passo per evitare di ritrovarsi nella stessa situazione anche il prossimo anno.

Vuoi capire cosa sta bloccando davvero tuo figlio?

Prima di riempire l'estate di esercizi, schede e nuovi libri di grammatica, può essere utile capire se il problema è davvero la mancanza di studio oppure un blocco legato alla paura di sbagliare, al metodo o all'eccesso di controllo.

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